Sabato 27 giugno 2015
Sono arrivato due giorni fa ad Osaka. E' la seconda volta che mi trasferisco in Giappone e riabituarmi al suo stile di vita è stata una questione di poche ore, quindi la nostalgia per l'Italia provata nei primi due giorni non era dovuta alla paura del nuovo, all'ansia del cambiamento... bensì era pura e semplice mancanza del comfort milanese a cui mi ero ormai assuefatto, complice, anzi protagonista un insensato amore nel quale mi sono lasciato scivolare nelle ultime settimane; amore destinato, inevitabilmente, a finire presto.
Ho deciso quindi che una notte in discoteca sarà il modo più efficace per scuotermi via Milano ed immergermi nella nuova vita osakese. Non conosco ancora nessuno in questa città, a parte Mayu (che in realtà è di Kawanishi, un paesino tra i monti a mezzora di treno Hankyu da Osaka), una spilungona conosciuta un anno fa in discoteca (appunto) con cui, in appena dieci giorni, iniziai sviluppai e conclusi una sottospecie di storia d'amore; ma ricordi a parte, questa ragazza è l'unico contatto disponibile nel mio smartphone, e per questo voglio scriverle e chiederle che piani ha per questo sabato sera.
Vado con un paio di amiche ad una festa in discoteca ad Umeda, vieni anche tu.
Certo.
22:30 circa
Ci incontriamo di fronte ai tornelli della stazione di Umeda della linea metropolitana di Midosuji. La prima cosa che mi chiede è se la trovo dimagrita. Sì, la trovo dimagrita. In effetti è tonica come un bambù, avrà perso cinque chili nell'ultimo anno. I grattacieli e il casino di Umeda non mi mancavano per niente, ma per fortuna non ci perdiamo in antipasti inutili e penetriamo subito nel piano interrato di un palazzo, dove, superata un'anonima porticina in metallo, alcuni scalini ci aprono ad una grande sala da ballo, la più grande che ho visto finora ad Osaka.
Le sue due amiche sono già dentro, insieme ad una manciata di ragazzi che scopro essere i loro ex compagni di università. Iniziamo a parlare, o meglio, loro a fare domande all'unico straniero nel gruppo, e io a rispondere... ma come accade spesso con i giapponesi non ancora ubriachi, i discorsi imboccano presto la strada della banalità, così decido di sgusciare via e usare in anticipo il mio buono per il free drink, calandomi tutto d'un sorso un calice di vino rosso che fa sembrare il Tavernello un ottimo Primitivo di Manduria invecchiato in botte. A cena non ho mangiato molto e l'alcool non tarda con i suoi effetti: spinto dall'entusiasmo vinoso mi getto al centro della pista, aiutato anche da un remake non male de ''L'amour Toujours'' di Gigi D'agostino (è la prima volta che sento Gigi in un locale in Giappone).
Di regola ballare in discoteca per un ragazzo equivale a cacciare un (qualunque) esemplare di femmina umana... eppure mi sto divertendo davvero a prescindere dalla selvaggina, barcollando e saltellando dentro una massa di teste nere disarticolate... avevo proprio bisogno di sfogarmi un po'. Passano pochi minuti e incontro, anzi sbatto contro l'unico altro ragazzo occidentale attorno a me, alto, carino, con capelli marrone chiaro e occhi verdi, o almeno così mi sembrano nel semibuio della sala: balla abbracciato ad una mini giapponesina in abitino nero con un'espressione tenera e pacioccosa sul viso, ed entrambi gravitano vicini ad un'altra ragazza meno tenera ma ugualmente carina, con capelli castani e vestito verde militare. L'istinto mi fa pensare che quest'ultima sia amica della bambolina, e che l'accoppiamento di lei con l'alto occidentale l'abbia lasciata sola. Sarà per questo che non perde tempo ad avvicinarsi e a ballare con me, rendendomi involontariamente parte di quel loro improvvisato gruppetto di (ormai) quattro elementi...
continua...

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