sabato 27 giugno 2015

La notte di Osaka

Parte 2


Essere ''preda'' di questa ragazza in verde militare mi permette di evitare l'imbarazzante fase del ballo troppo vicino? Posso avvicinarmi ancora? Avrà capito che ci sto provando? Ci sta?, e quindi iniziamo subito a ballare a -10cm l'uno sull'altra, facendo finta ogni tanto di guardarci negli occhi per non rendere i nostri strusciamenti troppo freddi e meccanici. 

Dopo una manciata di pezzi dance pop house decidiamo di seguire l'altra coppia al bancone dei cocktail, immersi in una semi-oscurità ravvivata solo da pochi neon verdi. E' qui che pronuncio le prime parole alla mia nuova ragazza:

''Bevi qualcosa?''

''Sì un rum e coca''

Prima ancora di chiederle come si chiama:

''Mi chiamo Shuu''

...che nome è Shuu... intuisco che sia la pronuncia giapponese di un nome cinese, o vietnamita, anche se la sua faccia, o meglio il suo naso non a patata schiacciata  di vietnamita non ha niente. 

Comunque evito ulteriori riflessioni e mi calo in un sorso un lungo vodka-redbull, che non trovando ostacoli nello stomaco nel giro di due minuti mi allaga il cervello e annebbia la vista, lasciandomi solo in balia della musica. 


E' l'una di notte, ma non ho idea di come ci sia arrivato. Sono appoggiato allo schienale di un divanetto, Shuu è abbracciata a me, visibilmente stremata dal ballo e forse anche dall'alcool. L'alto playboy mi prende per un braccio e mi tira a se, gridandomi all'orecchio ''Andiamo a mangiare qualcosa?''. Subito!

Ci trasciniamo fuori dal locale ed entriamo nella prima tavola calda che incrociamo, con gli interni e tavoli in legno chiaro e panche rosse imbottite. Credo servi kushikatsu, frittume vario in pastella, ed altre cose che non ho voglia di carpire. Ci mettiamo comodi e finalmente conosco questi tre sconosciuti che, soprattutto Shuu, nelle ultime tre ore mi hanno gravitato attorno:

Come avevo ben intuito, Shuu è cinese, così come l'amica Mai, la cui espressione da bambolina è giustificato dal fatto che è al primo anno di università, e dunque dai suoi acerbi 18 anni... non l'avrei mai pensato. Shuu invece lavora in un'azienda giapponese e di anni ne ha 25, due in meno di me, mentre Luis, un dottorando brasiliano dagli occhi effettivamente verdi (avevo visto bene) ne ha dodici in più della sua conquista... ''E' molto più piccola di me, ma non potevo non rimanere affascinato dalla sua dolcezza...''

Dopo gli spiedini di gamberi e verdura in pastella e un caffè americano l'alcool inizia lentamente a dissolversi, sono le due di notte e per la prima volta mi rendo conto di essere abbracciato ad una sconosciuta. Mi sale un leggero imbarazzo. Anche lo sguardo degli altri appare più lucido e meno brillo, Mai forse è un po' assonnata, o forse l'esser tornata sobria le ha ricordato di essere timida... ma in ogni caso decidiamo di continuare la notte a casa di qualcuno, in attesa della prima metro che riporti Luis a Gakken-Nara-Tomigaoka, nella prefettura di Nara, dove ha casa a quasi un'ora da Umeda. La mia è a Midoribashi, ad un quarto d'ora di taxi, e per questo sembra la scelta più saggia. Ci alziamo per la prima volta non barcollando ed usciamo dal locale, arrivando subito sull'affollato stradone Modosuji, dove decine di taxi neri già si cibano di facili clienti ubriachi. Tempo di alzare il braccio e finiamo anche noi dentro ad uno di questi.

''Midoribashi eki made onegaishimasu.''

Arriviamo dopo una ventina di minuti; i duemila e cinquecento yen di tariffa la paghiamo noi maschi, da veri gentiluomini. Camminando verso casa ci viene in mente il gioco da liceali ''obbligo o verità'', che però senza alcool risulta più noioso di una domenica d'inverno nella Monza Brianza... così prima di salire i cinque piani del mio palazzo decidiamo di fermarci al conbini e prendere una manciata di birre Sapporo per me e Luis, e strong zero ai frutti rossi per le donne. Usciamo e do un primo sorso: voglio godermi la luce di questi negozi, da sole nel silenzio della notte giapponese. 


Ore 05:30

Mi sveglio di scatto esclamando parole incomprensibili in italiano... mi guardo attorno e mi ricordo di essere in Giappone... fiuu... sono sollevato. Il mio balzo in avanti sveglia anche Shuu che si era addormentata sul mio stomaco, mentre Mai e Luis sono ancora tra i sogni, accucciati all'angolo del mio minuscolo letto... non riesco a capire come abbiamo fatto a dormire su questo spazio minuscolo. Fuori è già chiaro, e a breve si sveglia anche il sole.

Grazie Osaka per la bella nottata.


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