15 luglio 2015
Kazunori, per gli amici Kazu, è un simpatico ragazzotto giapponese di quarantacinque anni circa, costantemente sorpreso e entusiasta per ogni minima esperienza che ogni giorno la vita gli regala. Pochi mesi fa, durante la sua fase di amore temporaneo per l'Italia, mi aggiunse su facebook ed iniziò subito a scrivermi e mandarmi foto di biscotti e prodotti vari italiani che riusciva a trovare lì a Kumamoto, sua città di origine. Da allora siamo diventati amici, e il suo viaggio tra Kyoto ed Ashiya è diventata l'occasione per incontrarci e passare un paio di giorni insieme.
Ho iniziato a cercare un lavoro part time da una decina di giorni, prima tramite un ufficio di collocamento per stranieri gestito dalla città di Osaka, senza alcun risultato, poi attraverso una piattaforma di lavoro per stranieri ''Gaijin pot'', grazie alla quale sono riuscito ad ottenere solo un colloquio (andato male) per un lavoro da cameriere in uno pseudo ristorante italiano nel cuore di Shinsaibashi, il quartiere della movida. Insomma, gli eventi non mi stavano portando a nulla di positivo, e il mio umore di ieri, quando ho incontrato Kazu, non era al massimo...
''Ah allora chiediamo al proprietario della caffetteria italiana ''Amarena'' di assumerti!''
Poco dopo esserci incontrati Kazu aveva già trovato la soluzione ai miei problemi, con il suo solito imperturbabile ottimismo fanciullesco.
''Andiamo subito ad Ashiya, nel mio paese preferito!!!''
Questa caffetteria-pasticceria italiana, a suo dire la migliore che abbia mai provato, si trova in una piccola cittadina tra Osaka e Kobe di nome Ashiya, una delle più ricche dell'intero Giappone. Mi è bastato il primo impatto visivo con la perfezione delle sue strade, dei suoi alberi, che sembrano più verdi del verde stesso, e dei suoi giardini di fronte ad ogni villetta privata a farmi sentire tanto tanto povero. Tutto è al posto suo, ordinato e luminoso, addirittura i colori sono più intensi dei disegni nei libri delle elementari.
Qui ritrovo finalmente un cappuccino fatto a mestiere, mentre Kazu priva il locale di un intero assortimento di sfogliatelle e bignè: scopro presto che il proprietario giapponese, un alto e piacevole cinquantenne intercettato subito da Kazu, ha soggiornato a Firenze per quasi un decennio, e come capita spesso con i giapponesi si è innamorato della pasticceria italiana e ha importato l'esperienza in Giappone, riproponendola ai ricchi manager residenti ad Ashiya.
''... mi dispiace però che non abbia un lavoro per te. Se avessi esperienza nel fare i dolci, ti prenderei subito! Ma comunque, se giri l'angolo c'è una trattoria italiana, chiedi a loro... anzi andiamo insieme, vi presento io stesso al cuoco...''
fine prima parte




Nessun commento:
Posta un commento