3 luglio 2015
Ho conosciuto Tsubasa-san un anno fa a Kyoto, durante una serata in pub inglese nella movida di Kawaramachi. Era assieme al mio compagno di classe Hosè, con cui aveva appena avuto una sessione fotografica per arricchire il portfolio di facce occidentali. Tsubasa infatti è un fotografo, e da quel giorno sono diventato il suo modello occidentale di riferimento (anche perché non ne conosceva molti altri). Il ricordo più bello che ho assieme a lui è di una notte di aprile, quando abbiamo scattato foto ritratti immersi negli alberi di ciliegio in fiore. Allora avevo appena conosciuto Vivi, eravamo alle prime eccitanti battute del nostro amore, non vedevo l'ora di tornare a casa ed inviarle i miei ritratti ''professionali''...
Appena saputo del mio ritorno in Giappone mi ha subito contattato per fare altri scatti: dice di esser stato ispirato molto da un posto, ''accanto allo zoo di Uji'', e che vorrebbe usarlo come scenario per nuovi ritratti.
Da casa mia impiego poco meno di un ora per arrivare nella stazione centrale JR di Kyoto, dove alle 20:00 spaccate trovo già Tsubasa ad attendermi, con il suo perenne sorriso appena accennato. Non è molto loquace, per di più non conosce una parola di inglese... l'anno scorso comunicavamo in pratica a gesti, ma quest'anno per fortuna me la cavo molto meglio con il giapponese, come è lui stesso ad esplicitarmi, quasi incredulo.
Saliamo in macchina e lasciamo la scintillante stazione, percorrendo trasversalmente la città verso est. I palazzi lasciano subito spazio a basse casette singole illuminate di caldo, le strade dall'asfalto immacolato si allargano e davanti agli occhi vediamo già limpido il nero della campagna di Kyoto. Qui ci abita Yasu, un suo amico dai capelli a caschetto in stile bimbo delle elementari che vende ed aggiusta biciclette da corsa nel locale accanto alla sua casetta in legno. Tsubasa gli chiede se gli va di partecipare allo shooting e mangiare qualcosa più tardi, e Yasu non se lo fa ripetere: riordina le ultime cose nel negozio e salta sulla nostra macchina, ravvivando da subito l'atmosfera: al contrario di Tsubasa, Yasu è un giapponese molto estroverso, che pur non conoscendo l'inglese non ha paura di sparare qualche parola dal forte accento giapponese.
La strada inizia a salire verso i monti, finché non ci troviamo da un lato lo spettacolo delle luci di Kyoto, dall'altro l'oscurità e l'odore intenso del bosco. Ci fermiamo in una piazzola: Tsubasa vuole la città in lontananza come sfondo di una prima sessione fotografica.



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