mercoledì 1 luglio 2015

Il mio rifugio

1 luglio 2015


Il mio rifugio dove scappare e accucciarmi al riparo delle ansie della vita quotidiana. Ho trovato la mia tana segreta già il primo giorno, appena arrivato ad Osaka, dopo la pennichella pomeridiana stronca-jet lag. Casa mia si affaccia su uno stradone a quattro corsie chiamato Imazato-suji, una delle arterie (suji vuol dire, appunto, arteria) della metropoli, sotto cui passa anche una linea metropolitana, la Imazato-sen. In confronto alle altre, per fortuna, questa via vede strisciare una mole di traffico assai inferiore: per esempio non ha niente a che vedere con la vicina autostrada urbana, con cavalcavia annesso, della Chuo-dori, o ''viale centrale'', se si vuole tradurre in italiano. Ma in ogni caso dentro casa mia il rumore di macchine cessa solo di notte, per questo appena mi è possibile scappo verso zone più tranquille.

Le città giapponesi sembra abbiano ovunque la stessa identica impostazione urbanistica: arterie ed ampi vialoni caotici si intersecano formando sulla mappa decine e decine di quadrati, dentro i quali si nascondono strade e vicoli che, per la loro quiete, ricordano più un paesino di campagna che una metropoli. E' surreale, ed è questa la cosa che più amo del Giappone.

Una volta fuori dal mio palazzo in mattoni marroni mi basta attraversare la strada per entrare in uno di questi angoli di quiete: la via percorre tranquilla una schiera di bassi palazzi con negozi di cappelli vintage, lavanderie, mini izakaya, caffetterie dal retrogusto anni '50, fino ad incontrare un parchetto sabbioso con pochi ma rigogliosissimi alberi, una manciata di altalene, barre d'acciaio per arrampicarsi, giocume vario, e panchine che si affacciano sulla rete perimetrale di un campo da baseball. Quando l'ho scoperto era pomeriggio, mi sono seduto su una panchina ed ho iniziato a sorseggiare un caffè freddo in lattina preso al supermercato Seiyu accanto; in quel momento apprezzavo molto le urla dei bimbi sulle altalene e dei genitori che incitavano i propri figlioletti sul campo da baseball (basse e tenere creature con cappelli da baseball più grandi delle proprie teste), quasi interpretassi quel casino in un modo per accogliermi di nuovo in Giappone. 

Ma ora ho bisogno di silenzio per riordinare i miei pensieri, e la quiete di questo giardinetto è la cornice perfetta. 


Riorganizzare la mia vita qui mi ha spossato parecchio, complice anche il caldo umido dei mille canali di Osaka, e ogni piccola cosa, anche solo aprire un conto bancario, o richiedere un permesso all'ufficio immigrazione, mi sembra uno scoglio di 10 metri da scalare con le sole mani. 

Ma poi mi giro e ritrovo la serenità della notte giapponese... e tutto diventa leggero.





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