La trattoria si trova nello stesso quartiere, o meglio definirlo vicinato date le dimensioni, chiamato Chayanocho, o quartiere del tè. Seguiamo il proprietario scendere giù per la stessa via della pasticceria, svoltare a destra e fermarsi davanti ad un minuscolo terrazzo ombreggiato da una tenda a strisce gialle ed azzurre, con su la scritta Trattoria la Baracca. Sono le sei, dentro il locale di 50mq ci sono solo un basso giapponese in tenuta nera e pizzetto e una con gli occhi assonnati e la capigliatura disordinata: il primo scopro essere il cameriere, la seconda la cuoca. Si stanno preparando per la riapertura delle sette, e ci chiedono di aspettare l'arrivo di Gian, il capo cuoco italiano e, da quel che intuisco, grande amico del proprietario della trattoria.
L'attesa non scompone per niente il proprietario dell'Amarena, e finalmente, dopo una decina di minuti, arriva Gian: un over cinquantenne napoletano da un logorroico inglese misto giapponese con fortissima cadenza partenopea.
''Sì sì un italiano alto e dalla faccia buona secondo me può far solo del bene al locale'' ''Sì sì fosse per me nessun problema'' ''Sì sì ne parlo col proprietario e ti faccio sapere lasciami il numero...''
Facciamo ritorno in pasticceria, dove ringraziamo il fin troppo gentile proprietario, e riprendiamo il cammino fino al lato opposto del paese, verso un altro locale italiano dove Kazu vuole ''festeggiare'' la mia assunzione. Lo invidio, ingenuo e sempliciotto: non ha molta esperienza con le chiacchiere italiane. Al contrario suo non sono per niente sicuro che riceverò una chiamata da quel cuoco napoletano, le cui parole mi sono sembrate solo fumaglie senza consistenza.
Comunque, mi conduce fino ad una seconda stazione, questa volta della linea ferroviaria Hankyu, accanto alla quale sgattaiola un delizioso vicolo pieno di chioschetti, piccole casette a schiera e tempietti che sbucano a caso. Dopo una manciata di minuti, da quello che sembra un anonimo garage scopro un piccolissimo bistrot chiamato ''Apollo'': la prima cosa che noto dopo esser entrato sono gli arredi in stile poliziesco italiano anni '70.
Il titolare è un cuoco italiano proprietario di due grandi pizzerie ad Osaka, ma chi lo gestisce è un introverso (o triste) sessantenne con caschetto alla Beatles, che dopo le birre ci delizia con una vasta selezione di antipasti preparati la mattina stessa dal cuoco/proprietario: parmigiana, polpette ''della mamma'', timballo di zucchine, frittatine, caprese, salumi........ ottimi.
A fine cena Kazu riesce addirittura a chiamare il proprietario per chiedere notizie di un lavoro part time per me, e quest'ultimo risponde ''Se aspettate una mezzora sono lì da voi...''... la fortuna vuole che abita qui ad Ashiya.
Dopo trenta minuti effettivamente arriva: è anche lui napoletano, pelato e con gli occhiali, ma al contrario di Gian non si perde in molte chiacchiere ed anzi mi dà l'impressione di essere serio ed affidabile.
''Purtroppo ora non ho posti disponibili, ma non preoccuparti giro il tuo contatto ad altri ristoranti in città.''
Speriamo bene.
16 luglio 2015, ore 21 circa.
Non ho ricevuto ancora nessun contatto né dalla Baracca né da Osaka, ma me l'aspettavo. Sono a Kyoto con Kazu, in mezzo al casino del Gion matsuri, il festival più importante della città, quando ricevo una chiamata da Gian.
''Riesci a venire stasera? Fra un po' arriva il proprietario, così fai un colloquio anche con lui...''
Sì, volo!! Lascio Kazu e prendo il treno dalla stazione Hankyu di Karasuma-Shijo. In 40 minuti sono alla stazione Ashiyagawa, e dopo essermi perduto nel buio delle stradine e rimesso in carreggiata da due eleganti donne, alle 22 arrivo finalmente alla Baracca.
Il locale ha appena chiuso, e ormai solo la cucina illumina la semi-ombra della sala. Qui ritrovo Gian e il suo sorrisone soddisfatto, e conosco finalmente il proprietario giapponese: un ragazzone di quarant'anni molto alla mano, che rompe il ghiaccio parlando in dialetto barese e raccontandomi dei suoi cinque anni a Trani come apprendista cuoco.
''Sì sai parlare un po' giapponese, va bene, sei alto, allora puoi iniziare già da sabato prossimo.''
Sono ormai le 23. Arrivo alla stazione JR di Ashiya e mi siedo su una delle panche della banchina direzione Umeda: il treno è in ritardo, è stato appena riparato un guasto alla linea, e sul tabellone c'è scritto solo 調整中 chooseichuu, in fase di regolazione, sistemazione...
Mentre aspetto il treno, unico passeggero in stazione, mi rendo conto di aver trovato finalmente un lavoro part time in Giappone, e di essere felice.
Un altro importante step è stato raggiunto.